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DONNE E TECNOLOGIA

Siamo abituati a considerare la tecnologia territorio maschile con ingegneri, scienziati, progettisti e programmatori, tutti rigorosamente uomini.
Il fatto che le donne siano poco rappresentate nel campo delle scienze e della tecnologia è una constatazione evidente e nota per la quale sono state formulate diverse ipotesi più o meno plausibili quali, attitudini cognitive, sessismo sul lavoro, mancanza di supporto sociale alla maternità ed alla famiglia che spinge le donne a lavori meno totalizzanti.
Pur considerando valide queste motivazioni, ne esiste un’altra estremamente semplice che può ben spiegare il fenomeno: preferiscono altri mestieri e scelgono in base alla propria intima preferenza.
Nel 2006 JOSHUA ROSENBLOOM, economista dell’ Università del Kansas, ha indagato le scelte professionali di oltre 500 persone che svolgono lavori tecnici o a contatto con le persone.
Le donne preferivano lavorare a contatto con la gente, questa l’unica vera motivazione.
Non per le maggiori pressioni lavorative o familiari, non da possibili differenti abilità –dal momento che in entrambi i gruppi le donne possedevano un significativo ed equivalente background scientifico-matematico).
Sarebbe questo il motivo che spiega il gender gap e fa scegliere agli uomini soprattutto carriere nell’ingegneria o nelle scienze fisiche, mentre alle donne quelle in medicina, biologia, scienze umanistiche e sociali.
Perché le donne preferiscono lavorare con le persone??
Potrebbe esserci una casualità al contrario: visto che sono state discriminate nei lavori “con le cose”, oppure visto che sono minacciate da uno stereotipo negativo nei lavori “con le cose”, si sono fatte piacere il lavoro con le persone.
Non si può stabilire definitivamente fino a che punto si tratti di una scelta, magari psicobiologicamente orientata (donna=maternale=socialità=verbalità) e quanto si tratti comunque di condizionamento sociale.
Nel suo controverso libro THE SEXUAL PARADOX: MEN, WOMEN, AND THE REAL GENDER GAP, la psicologa SUSAN PINKER ha sottolineato un altro aspetto interessante: in paesi dove le donne hanno più libertà di scegliere la propria carriera il gender gap è più pronunciato.
Negli Stati Uniti, Norvegia, Svizzera, Canada e Regno Unito, che offrono alle donne maggiori stabilità finanziaria e maggiori protezioni legali, esse scelgono maggiormente in linea con lo stereotipo donna-scienze-umanistiche-medico-sociali.
In paesi con minori opportunità economiche come Filippine, Tailandia, Russia il numero delle donne impiegate nelle scienze fisiche si attesta sul 30-35% contro il 5% del Canada, Giappone e Germania.
Sembra un vero e proprio paradosso, dove ci sono politiche di sostegno alla famiglia e economie più ricche, le donne non scelgono le stesse carriere che scelgono gli uomini,  come se con le opportunità economiche ci fosse anche la libertà di scegliere in base alla propria vocazione professionale.





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