Purtroppo anche questa nuova riunione del G8, non è riuscita a dare le risposte necessarie in merito ai problemi climatici, sempre più evidenti, anzi si è rischiato che tutto naufragasse, ognuno arroccato su posizioni diverse ed inconciliabili, se un improvviso sussulto di orgoglio, dei leader riuniti per l’occasione a Hokkaido, a non far diventare questo incontro una gita premio per capi di Stato, che ha portato qualche segnale ma secondo noi ancora troppo debole.
Ma andiamo con ordine.
Sono stati raggiunti una serie di accordi e impegni comuni che chiamano in causa anche le economie emergenti perché facciano la loro parte, demandando la definizione del piano
Tutti più o meno d’accordo sul senso politico della questione di fondo: il riscaldamento del PIANETA è un’emergenza da affrontare attraverso profondi tagli delle emissioni in tempi brevi.
Purtroppo si tratta di un accordo dal peso “piuma” in quanto non sono previste né cifre né scadenze rimandando la definizione di questi punti al negoziato sul clima in sede ONU e alla prossima conferenza di Copenhagen del Novembre 2009, che dovrà segnare gli scenari post-Kyoto per la lotta all’inquinamento.
Nonostante gli sforzi della presidenza giapponese del G8, Cina ed India hanno respinto gli accordi di programma rappresentati dal documento sul clima, che prevedeva l’impegno a dimezzare le emissioni per il 2050.
I Paesi emergenti fanno notare che la possibilità di raggiungere simili obiettivi di lungo termine, dipende anche da “..tecnologie economiche, nuove, innovative e più avanzate..”, chiedendo quindi una forte “..cooperazione tecnologica con trasferimento di conoscenze avanzate..”.
L’intesa raggiunta dal G8 al termine di una lunga notte di trattative è stata definita dal presidente della Commissione europea, JOSE’ MANUEL BARROSO, la prova di “una nuova visione comune delle maggiori economie”, mentre la cancelliera tedesca, ANGELA MERKEL, già protagonista nel summit tedesco del 2007 di pressioni fortissime a favore dell’ambiente, si è detta convinta che “il mondo non potrà più scappare dai propri obblighi”.
Gli Stati Uniti hanno accettato di compiere lo sforzo politico necessario per raggiungere l’accordo ambizioso previsto a Copenhagen nel novembre 2009, cosa su cui non avrebbe scommesso nessuno prima della riunione.
Per la prima volta l’amministrazione statunitense sembra orientata a favorire il ri-aggiornamento dell’attuale protocollo di Kyoto (in scadenza nel 2012).
Gli sforzi annunciati sono stati accolti con estrema delusione dalla società civile, il WWF parla di “..un accordo deludente..”, mentre OXFAM sostiene che “..entro il 2050 il PIANETA sarà già bruciato”.
L’altro tema centrale è stato il caro petrolio.
Nel documento finale, il G8 ha ribadito le profonde preoccupazioni espresse dai leader al loro arrivo sull’isola ma nonostante ciò hanno confermato la volontà a rimanere fiduciosi riguardo le previsioni di crescita economica.
E’ stato lanciato un appello ai Paesi produttori per un aumento della produzione nel breve termine, mentre sul medio termine è auspicato un aumento degli investimenti, ma ribadisco: TUTTO CIO’ MI SEMBRA VERAMENTE POCO!!!
Siamo alla stregua della sfera di cristallo, si spera, si è fiduciosi, ma nel concreto si fa ben poco.
E’ mancata una posizione comune sulle cause che hanno generato l’aumento di prezzo del petrolio, pronto a sfondare quota 150$.
La testata inglese THE GUARDIAN, in un articolo proprio su questo tema, ha svelato un dossier riservato della BANCA MONDIALE, riguardante queste problematiche, da cui ne esce una realtà ben diversa ed ancor più allarmante.
Vengono infatti svelati i motivi che hanno causato queste impennate sui prezzi delle materie prime alimentari che è stata identificata nei biocarburanti.
DON MITCHELL, autore della ricerca e economista della BANCA MONDIALE, afferma che l’aumento del cibo che sta mettendo in ginocchio mezzo PIANETA è dovuto al 75% ai biocarburanti, valutazione che contraddice quelle presentate dagli Stati Uniti che attribuiscono l’aumento dei prezzi alle economie emergenti di Cina e India i cui volumi di richiesta di cibo sarebbero aumentati vertiginosamente di pari passo con la crescita dei rispettivi PIL (del 12% e del )%).
Il rapporto, secondo THE GUARDIAN, non sarebbe stato divulgato per evitare attriti con Bush e
Nel dossier si legge che dal 2002 al 2008 i generi alimentari sono aumentati del 140% e di questi il 15% è causato ai costi maggiorati di energia e fertilizzanti, mentre per il 75% dovuti al biofuel.
Le colture alimentari difatti sono state dirottate per la produzione di carburanti e oltre 1/3 del mail americano è diretto dalla produzione di etanolo, mentre circa la metà di oli vegetali europei finirebbe nei motori.
Ma di questo a Hokkaido non si è parlato…


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