Ancora due mesi e ci siamo: il 22 Ottobre 2008 saranno cent’ anni da quando la ICO,
ADRIANO OLIVETTI subentra al padre –CAMILLO-, il 4 Dicembre del 1932 nel ruolo di direttore generale della “ditta”, come tutti chiamano l’azienda, con idee chiare sulla conduzione.
La prima considerazione è in merito al fine indiscusso per un industriale, cioè “..la marcia inesorabile verso il massimo profitto”.
E’ possibile, si chiede ADRIANO, che tutto si riduca a quello??
O c’è “..una trama ideale, una destinazione, una vocazione anche nella vita di una fabbrica??”.
La risposta si traduce in una serie di iniziative sbalorditive, e non solo per l’epoca.
Nel 1936 crea il CENTRO FORMAZIONE MECCANICI, dove ragazzini di 14 anni, figli di contadini, studiano la Costituzione, cultura sindacale, storia dell’arte, disegno.
Il processo formazione era continuo, andando ben oltre l’orizzonte tecnico, gli allievi più meritevoli potevano accedere a diversi livelli di apprendimento, il cui massimo era il centro di specializzazione di Burolo, in cui le lezioni erano spesso in inglese, perché venivano docenti dalle più importanti università americane, dal Mit a Standford.
In questo percorso venivano così trasformati contadini in grandi professionisti, che avrebbero passato la vita all’interno dell’azienda.
Ma la visione di ADRIANO OLIVETTI non si limita a questo, difatti è conscio che le competenze tecniche non bastano, se si deve fare i conti con una situazione familiare difficile.
Da qui l’esigenza di investire energie nei Servizi Sociali completando così la fisionomia di un’interazione tra fabbrica e manovalanza, mai nemmeno pensata –sino ad allora-, trasformando in realtà, con un importante investimento di energie, i pensieri di ADRIANO OLIVETTI, che ancora oggi risultano di esempio alle realtà contemporanee.
Per fare qualche esempio pratico le lavoratrici avevano 9 mesi di aspettativa retribuita quasi totalmente, contro i 2 per legge, potevano portare i bambini da 6 mesi a 6 anni all’asilo nido, tutti i lavoratori utilizzavano autobus a prezzi scontati, disponendo di una mensa aziendale, di un’infermeria e di una biblioteca.
L’asilo nido ha una storia di per se esemplare: costruito 30 anni in anticipo sulla legge italiana –arrivata nel 1970-, il progetto viene affidato a due giovani architetti FIGINI e POLLINI.
L’asilo rimane ancor oggi una delle poche costruzioni olivettiane che ha conservato sino ad oggi la sua funzione.
Ancor oggi i dipendenti e i collaboratori di quegli anni che partecipavano ad iniziative come l’asilo, parlano di un’aria di estrema democrazia aziendale, concetto predominante nei pensieri di ADRIANO.
L’elenco dei gesti di affetto di ADRIANO verso i lavoratori sarebbe interminabile.
Per farvi capire preferiamo esprimerci con quanto stabilito dal sociologo LUCIANO GALLINO, ex dipendente, che nel 1957 un olivettiano, calcolando anche i benefit, aveva un livello di vita dell’ottanta per cento superiore alla media.
Una provocazione in un panorama, quello industriale in Italia di quegli anni, decisamente più statico e conservatore nei modi.
Nel 1958 per la OLIVETTI lavorano 14.200 dipendenti, con 17 consociate nel mondo e con le esportazioni che raggiungono l’ottimo traguardo del 60%.
Fiore all’occhiello di quegli anni la DIVISUMMA, entrata in produzione nel 1948, ricordata per essere la più veloce calcolatrice al mondo.
Per selezionare gli uomini ADRIANO –OLIVETTI- convocava ad Ivrea personaggi come TIZIANO TERZANI, FURIO COLOMBO, OTTIERO OTTIERI e tantissimi altri ancora per i prodotti si è rivolto a designer e architetti che hanno fatto la storia.
Ci stiamo avvicinando alla fine degli anni ’60 e le collaborazioni con personaggi del calibro di RICHARD NEUTRA, CESARE MUSATTI ed ETTORE SOTTSASS danno un segno importante alla produzione aziendale.
Purtroppo nel 1960 alla scomparsa prematura di ADRIANO OLIVETTI, la dura realtà da affrontare è un’azienda in quel momento fortemente indebitata per l’acquisto dell’americana UNDERWOOD.
Il momento storico è delicato in quanto si rivelerà il momento del passaggio dall’era della meccanica all’elettronica.
GIANFRANCO FERLITO -ex dirigente, entrato al CFM a 14 anni- assicura che “..se non fosse prematuramente scomparso, avrebbe affrontato l’emergenza, come sempre, con scelte non tradizionali”.
Come già fatto nel 1953 di fronte ad una crisi di sovrapproduzione, invece di licenziare 500 operai, mandò a casa i 2 direttori che avevano fatto la proposta, assunse 700 venditori e raddoppiò la forza commerciale.
Purtroppo la bella storia di questa azienda si andrà a scontrare il 12 Marzo 2003 con cacciatori di valori azionari, speculatori del mercato borsistico, artefici di piramidi societarie ed affini, che anziché vedere un valore storico aziendale, hanno realizzato il massimo valore possibile facendo, di fatto, scomparire una realtà italiana tra le più importanti, innovative, realizzate rispettando, o per meglio dire, innalzando i valori dei diritti ed il riguardo per i dipendenti, verso i quali c’è una cura dall’ingresso nella struttura in poi.
Quella che era la sede di una azienda come la OLIVETTI si è persa in seguito ad eventi che si sono succeduti negli anni, a seguito di decisioni manageriali e strategie finanziarie.
Da queste nasce INFOSTRADA e OMNITEL, che presto verranno abbandonate, con la vendita delle due società da parte di ROBERTO COLANINNO, impegnato nella scalata a TELECOM.
I personaggi che si sono succeduti nelle visite all’azienda –UMBERTO ECO, DE SICA, COPPI, BARTALI, ERNESTO ROSSI, GAETANO SALVEMINI- arrivavano ad essere accolti dagli impiegati, dagli operai, con cui discutevano, come racconta FRANCESCO NOVARA responsabile sino al 1992 del Centro di Psicologia di fabbrica e autore di UOMINI e LAVORO alla OLIVETTI –B. MONDADORI-.
Nei suoi ricordi GIOVANNI TRUANT -dirigente e responsabile della produzione- parla della formazione appresa con i film di FELLINI nella pausa pranzo .
Avevano a disposizione tutti i giornali possibili ma, come tutte le cose belle, destinata a terminare, difatti con l’arrivo di DE BENEDETTI nel 1978 la prima cosa che fece è stato chiudere le biblioteche e togliere i giornali.
Solo in Italia, un Paese che amo da sempre ma che da un po’ di tempo, sto imparando ad odiare in modo profondo e motivato, poteva capitare questo ennesimo scempio.
Solo in Italia non viene preservata una realtà aziendale che è sempre stata un emblema di successo nel mondo, solo qui poteva finire così, come un'auto ormai obsoleta, in una autorimessa di provincia...
Per FERLITO le parole di COLANINNO che, inaugurando i call center disse che questa era la naturale continuazione dell’esperienza OLIVETTI, sono risultate veramente amare da digerire.
E’ ornando ad Ivrea oggi, si ha la netta sensazione che sia stato dissipato un enorme patrimonio umano ed una incerdibile conoscenza industriale.
Testimonianze di altri ex dipendenti, sindacalisti parlano del materiale andato completamente disperso, legato alla cultura meccanica dal livello tecnico incredibile..
E’ stato buttato via tutto..
Per salvare e recuperare ciò che è stato OLIVETTI, il sindaco FIORENZO GRIJUELA, ex olivettiano, chiede interventi per il recupero di questa realtà.
La cultura della tecnologia è l’eredità che OLIVETTI ci ha lasciato, che si riflette in una rete di piccole imprese, impensabile al tempo dell’azienda, ma in realtà tutte “figlie” di quell’esperienza, in quanto ad aprirle sono stati ex dipendenti.
Queste ramificazioni dell’innovazione olivettiana sono arrivate anche nel luogo culto dell’high tech, a Cupertino in California, ma non solo.
LAURA OLIVETTI, figlia di ADRIANO e dal 1997 presidente della FONDAZIONE OLIVETTI, ha appena concluso una ricerca dalla quale risulta evidente che in pochi anni c’è stata una tale concentrazione di talenti che le ramificazioni che ne sono derivate, sono arrivate in ogni parte del mondo, tenendo anche conto che buona parte dei lavoratori veniva assunta in età giovane, avendo quindi un’intera vita lavorativa in cui far fruttare l’esperienza vissuta in OLIVETTI.
A completamento di quella che riteniamo una stupenda storia aziendale, vi invitiamo alla visione di questo video -realizzato dagli spagnoli DANIELA RUBINO e ROCCO PENA per CULTURA Y DISENO-che riassume questa affascinante vicenda, ripercorrendone le attività, le scelte ed i prodotti:


|
ABRA - Tavolino modulare ad incastro IN SUPER OFFERTA
241,00 € 168,00 € |
HELIOS Tavolino in vetro con lampada IN SUPER OFFERTA
345,50 € 224,00 € |
TAVOLINO 3 Piani girevoli in vetro diam 50 IN SUPER OFFERTA
161,00 € 121,00 € |
TAVOLINO 4 Piani girevoli in vetro diam 60 IN SUPER OFFERTA
314,00 € 220,00 € |
|
SECRET Vaso luminoso IN SUPER OFFERTA
145,50 € 101,00 € |
LIGHT DRINK Porta bottiglie luminoso IN SUPER OFFERTA
242,00 € 172,00 € |
ORBIT SPACE - Poltroncina in SUPER OFFERTA
227,00 € 170,00 € |
PETALO Sedia girevole - Coppia di sedie in SUPER OFFERTA
290,40 € 230,00 € |